Quando il cliente compra l’olio

6 dicembre 2019 upsa-agvs.ch – Per il garagista vengono meno introiti cospicui quando il cliente acquista l’olio da sé. Ecco come compensare le perdite. 



abi. Per risparmiare denaro alcuni clienti portano dal garagista materiali che loro stessi hanno acquistato, come ricambi, pneumatici e oli. Soprattutto in quest’ultimo caso, sperano di risparmiare acquistando in centri del fai da te, hard discount o online. Lo ha dimostrato la puntata di «Kassensturz» trasmessa a metà novembre. La questione è delicata. I garagisti hanno infatti bisogno delle entrate generate dalla vendita degli oli per finanziare le loro attività, i salari, l’infrastruttura, ecc. 

«Spetta a ogni garagista decidere se accettare o meno l’olio di terzi», afferma Markus Peter. Il responsabile del settore UPSA Tecnica e ambiente sconsiglia però l’intransigenza. Chi si rifiuta rischia infatti che il cliente si rivolga a un concorrente.

Impiegare l’olio di terzi comporta del lavoro in più: «I garagisti devono verificare che la qualità e le specifiche del prodotto siano adeguate», spiega Peter. L’olio deve infatti corrispondere a quanto stabilito dal costruttore. Nota bene: «corrispondere» non è sinonimo di «soddisfare la norma» o «essere analogo alla norma». Ne va anche della responsabilità, specialmente nel caso dei veicoli coperti da garanzia del produttore o quando si chiedono prestazioni in correntezza. Se si impiega un olio non esplicitamente accettato dal costruttore si riduce la probabilità di ottenerle.
 

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I garagisti dovrebbero controllare attentamente se i contenitori siano ancora sigillati e provvisti della confezione originale. Solo così possono essere sicuri che la tanica contenga effettivamente ciò che è riportato al suo esterno. «Se si hanno dubbi sulla qualità del prodotto o se il contenitore non è sigillato è meglio non accettare l’olio», consiglia Peter.

Se il garagista non conosce l’olio o la marca può ventilare la sua incertezza e spiegare al cliente quali differenze qualitative possano esserci tra un prodotto premium e uno no-name. «La convenienza di questi ultimi sta nel fatto che non hanno una marca. Gli oli premium poi hanno quasi sempre additivi e proprietà migliori. Sono quindi di qualità superiore e riducono il consumo di carburante grazie alla loro bassa viscosità.» 

Inoltre, Peter consiglia ai membri UPSA di mettere tutto nero su bianco, in modo da escludere qualsiasi responsabilità in caso di danno. Per questa eventualità l’UPSA ha elaborato il modulo «Esclusione di responsabilità per ricambi acquistati dal cliente», che può essere impiegato anche nel caso degli oli.

Se il garagista decide di utilizzare il prodotto comprato dal cliente può calcolare non solo il lavoro per il cambio olio (che resta lo stesso a prescindere dalla sua provenienza), ma anche un indennizzo paragonabile al diritto di tappo, che si paga quando ci si porta dietro il vino al ristorante. La «corkage fee sull’olio» dovrebbe comprendere il tempo necessario a informare il cliente, lo smaltimento dell’olio esausto e un margine di contribuzione per il guadagno perso. «È una pratica legittima dato che nell’attuale modello di business l’olio contribuisce alla redditività dell’azienda, proprio come i ricambi.» L’UPSA non indica somme precise ma: «Consigliamo di calcolare un forfait.»
 
In conclusione: il garagista può accettare l’olio di terzi. Ma perché ne valga la pena dovrebbe verificare attentamente il prodotto, cautelarsi e farsi pagare il dispendio di tempo aggiuntivo.
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